Qui una volta era tutta campagna…

12 Giu

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Rivolta è accerchiata. Come se non bastassero le geniali idee (vd. centro commerciale) dei costruttori nostrani e dei loro amichetti che hanno reso il nostro paese un unico grande cantiere, in qualsiasi direzione ci muoviamo al di fuori di Rivolta, incontriamo lavori stradali e “grandi opere” in costruzione.

Piange il cuore ogni volta che si percorre la Rivoltana verso Milano: prima si incontra il cantiere TEM, poi si deve assistere a quello scempio che stanno compiendo alla Tenuta Invernizzi di Trenzanesio. E non è che spostandosi in altre direzioni ci si senta granché appagati: andando a Cassano abbiamo il cantiere BreBeMi; spostarsi verso Crema, invece, è un totale disastro a causa dei lavori per la Paullese.

C’è forse un fatto su cui tutti concordiamo: le strade che collegano Rivolta ai principali centri a noi vicini sono troppo trafficate. Tuttavia, se la Loro soluzione è “riempiamo il verde restante, costruendo nuove arterie stradali e allargando quelle presenti”, noi non siamo più d’accordo.

No, non siamo antimodernisti. Capiamo, però, che così non si può andare avanti. I dati, d’altronde, parlano chiaro: la pianura padana è una delle aree più inquinate del pianeta (prima in Europa e quarta nel mondo come inquinamento dell’aria secondo dati ESA). E ciò è frutto di scelte politiche ed economiche del tutto sbagliate, basate (quando non sul profitto e l’interesse personale) sul miraggio della Crescita a tutti i costi.

Ma è arrivato il momento di chiedersi quale crescita vogliamo. E quali sono i costi che NON siamo più disposti a pagare per ottenerla.

Secondo noi, serve innanzitutto un ripensamento radicale del sistema dei trasporti, che premi i mezzi meno inquinanti (mentre a Rivolta si boccia la navetta per Treviglio), ma anche, più in generale, un nuovo modello di crescita, di sviluppo e di consumo sostenibile e compatibile con le esigenze di vivibilità delle persone e di rispetto dell’ambiente.

Perché ciò si possa attuare, deve anche svilupparsi e radicarsi una nuova coscienza economica e ambientale. Deve avvenire un risveglio generale dei cittadini per chiedere ed ottenere un sovvertimento delle logiche che stanno alla base di un sistema che giustifica queste cosiddette “grandi opere”.

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Una Risposta to “Qui una volta era tutta campagna…”

  1. Sergio Invernizzi 11 luglio 2012 a 14:14 #

    Purtroppo l’Italia sta pagando le scelte che i vecchi, ma sempre più odierni, politici corrotti hanno fatto. In italia il 91% delle merci viaggia su gomma (un record che solo la Spagna può vantare di surclassare). I nostri democristiani per favorire l’interesse di imprenditori nazionali (Agnelli) hanno mancato l’obbiettivo di favorire lo sviluppo di altre reti di comunicazione alternative al trasporto su gomma. D’altro canto non si è mai visto e non si vede ancor oggi nessun governo che si interessi di questo grave fenomeno. Il problema del traffico è sotto gli occhi di tutti, ma anziché favorire una maggior flessibilità dei sistemi trasporto, la via intrapresa è quella di costruire nuove strade contribuendo ad incentivare l’utilizzo del trasporto privato. Non contenti di tutto ciò i nostri cari politici difendono anche lo sperpero di denaro pubblico per la realizzazione della TAV in Val di Susa, dove l’attuale linea ferroviaria viene sfruttata per circa il 20% della propria capacità. Non è meglio migliorare i treni regionali per i pendolari in modo che le persone possano usufruirne di più? Se avessimo politici lungimiranti alcuni paesi europei potrebbero insegnarci molte cose. Qualcuno si è mai chiesto perchè la Germania è il paese Europeo con il maggior volume di merci trasportate con solo il 67% del trasporto su gomma? Come a Parigi stanno sperimentando il trasporto di merci sui tram?
    Ma queste questioni non interessano ai nostri “furbetti del parlamento”, per questa gente è più importante salvaguardare i loro privilegi, del resto con appalti mirati qualcuno può sempre guadagnaci…

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